Cronache di un cercatore di Perché
Dicono che la curiosità uccise il gatto, ma io sono ancora qui, e con diverse domande in sospeso. Se cercate il mio percorso professionale, siete nel posto sbagliato: qui troverete solo la storia di un bambino di 4 anni ossessionato dal capire come funzionano le cose: dai meccanismi invisibili dei suoi giocattoli preferiti ai retroscena meno scontati degli avvenimenti che ci circondano.
Sono una miscela caotica di sarcasmo curativo e intuizioni improvvise. Credo fermamente che una battuta ben riuscita valga più di mille discorsi motivazionali e che non esistano domande stupide, solo persone che non si siano ancora concesse il lusso di esplorare il lato bizzarro della realtà.
Se l'ironia e l'umorismo fossero degli sport nazionali, probabilmente ne sarei campione olimpico.
Ah, se te lo stai chiedendo…
Sì, quelli erano capelli veri. No, non ho idea di dove siano finiti.
Le mie vite precedenti (e come sopravvivere)
Ho cambiato molte divise, ma mai l'ossessione di capire cosa faccia battere il cuore alle persone. Ogni lavoro svolto non solo mi ha reso ciò che sono oggi, ma è stato un laboratorio di ricerca utente, molto prima che potessi chiamarla UX Research.

Gestire la fame delle persone è la prima vera forma di gestione dei Pain Point. Qui ho imparato che l'interfaccia più importante è un sorriso, anche quando la cucina è in fiamme.
Ricercare e gestire immobili non è questione di metri quadri, ma di saper leggere i desideri nascosti. Ho imparato a navigare tra le emozioni delle persone per trovare la soluzione perfetta: l'essenza stessa della User Experience.


Ascoltare le storie della gente tra un caffè e l'altro è stato il mio primo corso di empatia applicata. Il bancone è il posto migliore per osservare come gli esseri umani interagiscono con il mondo (per i più temerari, senza zucchero).
Risolvere problemi complessi in chat o al telefono mi ha insegnato la pazienza e l'arte di trasformare la frustrazione in soddisfazione. È qui che ho capito che dietro ogni "bug" c'è sempre una persona che ha bisogno di essere ascoltata.
Il passaggio dal "bello" al "funzionale". Ho iniziato a dare forma alle idee, imparando che la gerarchia visiva è una lingua silenziosa ma potentissima che guida l'occhio e la mente.
Ogni cosa ha trovato il suo perché. La curiosità del bambino di 4 anni e il pragmatico caos delle mie mille vite precedenti. Oggi non smonto più giocattoli, ma smonto e rimonto esperienze digitali per renderle finalmente un po' più umane.





















